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Case e Palazzi
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VOGLIA DI LIBERTY.

All’inizio del ‘900, a Praga c’era qualcosa di nuovo. E non soltanto nell’aria. Anche di realmente tangibile. Il XX secolo,infatti,influenzò il suo aspetto in maniera piuttosto forte. Già dalla seconda metà del XIX secolo,il centro si stava spostando verso la Città Nuova. In piazza Venceslao e nei viali Nàrodni e Na Prikope,che si diramano da qui,comparvero le prime trasformazioni, e ora quella piazza rappresenta da sola un compendio d’architettura degli ultimi cento anni. In corrispondenza dell’emergente società industriale e dei nuovi sviluppi,le forme degli edifici dovevano mostrare la rottura con il passato. Si sfruttarono materiali e tecnologie edili innovativi. Ghisa,acciaio e vetro vennero impiegati per la costruzione di palazzi che volevano essere l’espressione della modernità. Già nel 1891,l’Esposizione Giubilare nazionale del Regno Boemo aveva gettato le basi a Praga per lo stile che si diffonderà come Art Nouveau in Francia, Sezession in Austria-Ungheria e Secese in Boemia. Il Palazzo dell’Industria (oggi Palazzo dei Congressi),una struttura in metallo e vetro,venne realizzato proprio per l’occasione. Pure l’Hanavsky’ Pavilòn, un padiglione manieristico composto da colate di ghisa, faceva parte dell’esposizione. In seguito fu trasferito nel quartiere di Letnà, dove si trova attualmente, e trasformato in un elegante ristorante. Guardando a Parigi come fonte di ispirazione per il volto moderno della città, si ambiva a costruire grandi boulevard e quartieri pomposi. Per iniziare anzi si pensò di riprodurre una piccola copia della Tour Eiffel, collocata sulla collina di Petrìn. La volontà dei nuovi urbanisti di distruggere le facciate gotiche e barocche in favore della modernizzazione non incontrò però il consenso del pubblico. In compenso, per mano degli architetti interpreti della secessione, vennero edificate intere zone che portavano la loro impronta. Si trattò soprattutto di abitazioni private ma anche di edifici pubblici. Sono degli anni Dieci la Obecni Dum o Casa Municipale in Namèsti Republiky, progettata da Polivkà e Balsanèk (e decorata dai migliori artisti e scultori del momento), la Stazione Centrale Wilsonovo di Josef Fanta, che aveva partecipato alla costruzione del Teatro Nazionale, e il Ponte Cechuv di Jan Koula,che collega la città Vecchia al quartiere di Letnà.
Un esempio puro della Secessione Praghese è Casa Peterka, in piazza Venceslao 77, realizzata da Jan Kotera, allievo del noto Otto Wagner dell’Accademia di Belle Arti di Vienna. Pure gli Hotel Europa (piazza Venceslao) e Central (Via Hybernskà) e l’elegante Koruna pasàz,una delle tante gallerie commerciali che s’incontrano attorno a piazza Venceslao,riprendono le decorazioni floreali tipiche e i dettagli in oro e metallo.
Verso il 1910 ,il disegno della città nuova era così pronto,in tempo per quando, otto anni più tardi, sarebbe diventata la capitale dello Stato indipendente della Cecoslovacchia.



 
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